Il suo nome ufficiale è X: The Moonshot Factory, la fabbrica dei progetti sperimentali più ambiziosi. X è una sussidiaria di Alphabet, la società che controlla anche Google, e ha sede a pochi chilometri dal quartier generale di Google a Mountain View, in California.

Inizialmente nato come Google X, il laboratorio è stato poi trasformato in un’azienda a sé stante, parallela a Google, con lo scopo di lavorare su progetti estremamente ambiziosi, ma al di fuori del modello di business di Google.

Il laboratorio semi-segreto è diretto da Astro Teller, il quale nonostante il nome (Astro è in realtà un soprannome) e il titolo (“Capitano dei Moonshot”) non è un supereroe dei fumetti, ma il geniale scienziato/imprenditore/autore che presiede a tutti i progetti del laboratorio. Astro (nipote di Edward Teller, inventore della bomba a idrogeno) è un esperto di intelligenza artificiale, ma anche autore di romanzi di narrativa e saggi (per alcuni titoli vedi box in fondo alla pagina). 

Quando Teller ha assunto le redini di X, ha inventato la definizione operativa del termine “moonshot” (vedi scheda tecnica alla fine dell’articolo) per i progetti del laboratorio. Per usare le parole dello scrittore Derek Thompson su The Atlantic

Ogni idea può essere un moonshot a meno che non sia frivola, di piccola portata, o impossibile.

Derek Thompson su The Atlantic

Il laboratorio vaglia idee di tutti i tipi, la maggior parte delle quali viene scartata immediatamente. Pochissime idee diventano moonshot, sono selezionate cioè per diventare veri e propri progetti dell’azienda. I progetti che raggiungono livelli di sviluppo avanzato, tale da consentire un ipotetico lancio sul mercato, vengono “laureati”, cioè passano da semplici progetti ad aziende indipendenti nell’ecosistema di Alphabet.

L’idea di laboratori sperimentali dove le grandi aziende mettono alla prova le idee più avanzate e ambiziose non è nuova. In America lo stesso ruolo hanno la Microsoft Research, i Laboratori Bell di lunga e gloriosa tradizione, o i Centri di ricerca IBM. La Moonshot Factory prende le mosse dalla stessa necessità di fondo: avere laboratori sperimentali aiuta le grandi aziende sotto il profilo dell’immagine.

Finanziare progetti ambiziosi per il bene dell’umanità è certamente un ottimo modo per essere percepiti all’avanguardia, ma anche attenti ai bisogni sociali. C’è però anche un aspetto più pragmatico: sistematizzare ricerca e sviluppo su nuove tecnologie attraverso una sussidiaria controllata è più efficiente (ed economico) che provare a scommettere sulla moltitudine di tecnologie emergenti. Per usare le parole del giornalista Alan Boyle in un articolo su GeekWire:

Nessuna azienda, nemmeno Alphabet può permettersi di investire su ogni intuizione. Quindi la motivazione di X è quella di sistematizzare il processo di vagliare e scegliere le tecnologie vincenti.

Alan Boyle su GeekWire

X ha lavorato su numerosi progetti tra cui

  • Prototipi di automobili autonome, progetto laureato col nome di Waymo (leggi anche il post di Digi Style sulle ricadute economiche dell’avvento delle auto autonome)
  • Lenti a contatto che misurano la concentrazione di zuccheri nel sangue per pazienti affetti da diabete
  • Palloni aerostatici che distribuiscono connessione internet a tutte le zone sottostanti.

L’ultimo progetto a laurearsi però sembra avere un’ambizione più ridotta, anche se francamente un ritorno a breve termine potenzialmente assai più elevato.

Il progetto Chronicle, tra le altre cose, è un software per sviluppare sistemi avanzati per combattere attacchi cibernetici. Dato il numero crescente di hackers che tentano quotidianamente di infiltrarsi nei database di tutto il mondo, per rubare dati sensibili o comunque di valore commerciale, ecco spiegata la motivazione per lo sviluppo di Chronicle.

Secondo quanto scrive Jonathan Vanian su Fortune il software usa algoritmi di machine learning per filtrare falsi allarmi da veri attacchi, così da permettere ai tecnici di concentrarsi solo sui veri rischi. L’idea alla base è, ovviamente, che l’algoritmo, migliorando con l’uso, diventi sempre più sofisticato ed accurato a rivelare i veri allarmi.

Jonathan Vanian su Fortune

Al di là dell’eccellenza tecnologica, ancora da dimostrare, il progetto Chronicle, però, ha sicuramente un vantaggio di partenza in un settore affollato come quello dell della sicurezza cibernetica. La disponibilità finanziaria di Alphabet consentirebbe a Chronicle di offrire un prodotto assai competitivo sul prezzo rispetto alla concorrenza.

Qualunque sarà il risultato di Chronicle, ci aspettiamo che la fabbrica dei moonshot continui a regalarci ispirazione e visione del futuro, e a ricordarci che tutti i grandi progetti, per la loro stessa natura, possono anche non funzionare. Per usare le parole dello scrittore Seth Godin

Se il fallimento non è ammesso, neanche il successo lo è.  

Scheda tecnica: Cosa significa il termine “Moonshot”

Il termine moonshot significa letteralmente “lancio sulla luna”, e fu inizialmente introdotto all’epoca delle prime missioni Apollo all’inizio degli anni ‘60 del secolo scorso.

Recentemente però il termine ha assunto, in contesto tecnologico, il significato di progetto ambizioso, avvenieristico e di natura sperimentale.

La definizione che Astro Teller ha ideato per i progetti interni a X consta di tre parti. Per essere definito moonshot un progetto deve:

  1. essere motivato da un enorme problema
  2. proporre una soluzione radicale al problema e non solo un palliativo
  3. essere basato su tecnologia disponibile ora o nel prossimo futuro.